Mangiare bene a Rimini spendendo poco è una questione di scelte: la piadina nei chioschi, il Mercato Coperto San Francesco per pesce e gastronomia, le osterie del centro e del Borgo San Giuliano, le trattorie dell'entroterra. Lontano dai tavoli fronte mare, la cucina romagnola si trova in locali dove il piatto conta più della vista.
In breve
Pasto veloce: piadina romagnola IGP, sottile e arrotolata
Spesa e gastronomia: Mercato Coperto San Francesco, via Castelfidardo 15, da lunedì a sabato, 7.00-19.45
Osterie: Borgo San Giuliano e centro storico
Gita: trattorie e borghi della Valmarecchia
La piadina: il pasto veloce di Rimini
La piadina romagnola è il cibo di strada di Rimini per eccellenza: un disco sottile di farina, acqua, sale e strutto o olio, cotto sulla piastra e farcito al momento. Nella versione riminese è molto sottile, circa 2-3 millimetri, larga e da arrotolare. Dal 2014 è tutelata dal marchio Piadina Romagnola IGP, che garantisce ingredienti e zona di produzione.
La farcitura classica è squacquerone e rucola, con o senza crudo. Sulla costa si trovano anche versioni di mare, con sardoncini marinati, radicchio e cipollotto, e varianti con salsiccia e cipolla o con verdure grigliate. Il listino è esposto nei chioschi: guardarlo prima di ordinare è il modo più semplice per controllare la spesa. Storia, ricetta e farciture sono nella scheda sulla piadina romagnola a Rimini.
Mercato Coperto San Francesco
Nel centro storico, in via Castelfidardo 15, il Mercato Coperto San Francesco è il riferimento per chi vuole comprare prodotti freschi. Si vendono pesce del giorno pescato in Adriatico, ortofrutta, prodotti da forno e gastronomia, su circa 4.500 metri quadrati. È aperto da lunedì a sabato, dalle 7.00 alle 19.45; la domenica è chiuso.
È una soluzione economica per chi soggiorna in appartamento e per chi vuole un pranzo semplice: si compra il necessario e ci si sposta sulle spiagge libere di Rimini per un picnic. In estate il mercato organizza anche cene con prodotti freschi romagnoli. Giorni, orari e altri mercati della città sono nella scheda sui mercati e mercatini di Rimini.
Osterie e trattorie fuori dal lungomare
Per un piatto di cappelletti o di pasta fatta in casa seduti a tavola, la regola è allontanarsi di qualche isolato dal lungomare. Due indirizzi verificati, entrambi nel centro storico:
Osteria de Borg, via Forzieri 12, nel Borgo San Giuliano. È un'osteria dal 24 dicembre 1989 e nel 2023 ha ricevuto il titolo di Bottega Storica di Rimini. È nota soprattutto per i cappelletti, in brodo di gallina o alle carote, e propone pasta fatta in casa, piada, salumi di Mora Romagnola, formaggi e carne cotta sulla griglia a carbone.
Teatro in Piazza Osteria, via Luigi Poletti 8, a due passi dal Teatro Galli. Cucina romagnola, fascia di prezzo media; la scheda dell'Italia.it la indica come chiusa il martedì. Conviene prenotare.
I prezzi dei menu cambiano da stagione a stagione e non sono fissi: prima di sedersi si guarda il menu esposto fuori e si controlla se è previsto il coperto.
Borgo San Giuliano
Il Borgo San Giuliano è l'antico rione dei pescatori, oggi famoso per i murales dedicati a Fellini e ai suoi film. Le stradine e le piazzette ospitano osterie, wine bar e ristoranti con tavoli all'aperto, ed è una delle zone più piacevoli per la cena. Il percorso tra i murales è descritto nella scheda su Federico Fellini e Rimini.
Una gita in Valmarecchia
Chi ha l'auto può salire verso l'entroterra: la Valmarecchia è a 20-45 minuti da Rimini, con borghi come Santarcangelo di Romagna, Verucchio, Montebello e San Leo. Pranzare in un borgo, dopo una passeggiata, è una formula che unisce cucina locale e visita, e le osterie dei paesi seguono in genere la stagione: formaggi, carni, funghi e tartufo in autunno. Panorami, rocche e itinerari sono nella pagina sui borghi della Valmarecchia.
Consigli per spendere meno
Guardare il listino: nei chioschi e nelle osterie i prezzi sono esposti. Piatto unico o primo più contorno sono in genere la formula più contenuta.
Chiedere del coperto: nelle trattorie tradizionali è spesso previsto, nei chioschi e nelle piadinerie in genere no.
Allontanarsi dal fronte mare: centro storico e Borgo San Giuliano offrono più scelta di cucina romagnola rispetto ai tavoli con vista sul lungomare.
Fare la spesa al mercato: pesce, ortofrutta e gastronomia per un pranzo veloce o un picnic.
Prenotare: nei weekend di alta stagione e durante le fiere le osterie del centro si riempiono. Gli eventi in città sono nella pagina su cosa fare a Rimini e in Riviera nel weekend.
Domande frequenti
Dove si mangia una piadina tipica a Rimini?
Nei chioschi e nelle piadinerie, dal centro al lungomare. La piadina riminese è sottile, di circa 2-3 millimetri, e la farcitura classica è squacquerone e rucola. Il marchio Piadina Romagnola IGP garantisce ingredienti e zona di produzione.
Il Mercato Coperto di Rimini è aperto la domenica?
No. Il Mercato Coperto San Francesco, in via Castelfidardo 15, è aperto da lunedì a sabato, dalle 7.00 alle 19.45, e la domenica è chiuso.
Dove si compra il pesce fresco a Rimini?
Al Mercato Coperto San Francesco, dove si vende il pesce del giorno pescato in Adriatico, insieme a ortofrutta, prodotti da forno e gastronomia.
Dove mangiare nel Borgo San Giuliano?
Il borgo ha osterie, wine bar e ristoranti con tavoli all'aperto. Tra le più note c'è l'Osteria de Borg, in via Forzieri 12, aperta dal 1989 e famosa per i cappelletti.
Conviene mangiare in centro o sul lungomare?
Chi cerca cucina romagnola a un costo contenuto di solito sceglie il centro storico e il Borgo San Giuliano. Il lungomare è più comodo per un pasto veloce, ma i tavoli con vista mare sono in genere più cari: il menu esposto fuori dal locale dice quanto si spende.
Fare un giro tra i mercati e mercatini di Rimini è uno dei modi più piacevoli per vivere la città, sia durante una vacanza sia durante tutto l'anno. Il grande mercato del centro storico si svolge due volte alla settimana, mentre nei quartieri e nelle località balneari si trovano mercati rionali, prodotti agricoli, antiquariato, vintage e, soprattutto in estate, numerosi mercatini serali di artigianato e collezionismo.
Mercati settimanali, antiquariato e mercatini estivi: a Rimini le bancarelle animano il centro e il lungomare durante tutto l'anno.
Questa guida raccoglie i principali appuntamenti con giorni, zone e orari aggiornati, distinguendo i mercati comunali che si svolgono durante tutto l'anno da quelli stagionali e dai mercatini estivi del 2026.
Costruita nel XIII secolo in stile romanico-gotico, la chiesa di Sant'Agostino è una delle più antiche e più grandi di Rimini. Si trova in via Cairoli, a pochi passi da piazza Cavour, nel cuore del centro storico. Il titolo ufficiale è quello di San Giovanni Evangelista, ma fin dal Medioevo per i riminesi è sempre stata la chiesa di S. Agostino, dal nome dei frati che la ressero per oltre cinque secoli.
Le origini
Le prime notizie storiche risalgono al 1069, quando un atto di donazione la ricorda come piccolo oratorio con il titolo di San Giovanni Evangelista. Nel 1256 l'edificio veniva affidato all'ordine dei frati Agostiniani, che vi rimasero fino alle soppressioni napoleoniche.
Orari di apertura e visite
La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 7:30 alle 12:00 (la domenica dalle 8:00) e dalle 14:30 alle 17:30. L'ingresso è gratuito. Durante le funzioni religiose le visite vengono sospese.
Le visite sono permesse solo a piccoli gruppi e solo all'interno della navata: per accedere al presbiterio e al campanile è necessario essere accompagnati. Per informazioni e visite guidate ci si può rivolgere alla parrocchia di Sant'Agostino (via Cairoli 36, tel. 0541 781268).
La chiesa si trova all'interno della ZTL del centro storico: conviene lasciare l'auto nei parcheggi di piazza Ferrari, Ponte di Tiberio o Arco d'Augusto e proseguire a piedi. Dalla stazione ferroviaria sono circa dieci minuti di cammino lungo viale Dante.
Alto circa 55 metri, il campanile è il più alto della città e per molto tempo ha avuto anche la funzione di faro per i marinai di Rimini. Su disegno di un architetto veneziano fu eretto sulla cappella destra della chiesa, che era già stata affrescata nei primi decenni del '300. Termina con un'altissima cuspide piramidale.
La culla del Trecento riminese
L'importanza di S. Agostino non è mai stata messa in discussione: la pittura riminese del '300 si può definire nata all'ombra del suo campanile. Giovanni da Rimini, considerato il caposcuola del "trecento riminese", abitava nella contrada di San Giovanni Evangelista, cioè di S. Agostino, e gli Agostiniani affidarono a questa scuola l'esecuzione degli affreschi della loro grande chiesa costruita ex novo.
Dell'originaria architettura gotica la chiesa conserva i fianchi, l'abside e lo svettante campanile; l'interno ha invece subito un rifacimento in forme barocche, con la decorazione affidata a Ferdinando Galli Bibiena intorno al 1720.
Gli affreschi riscoperti dal terremoto
Furono proprio gli intonaci e il controsoffitto settecenteschi a nascondere per due secoli il ciclo trecentesco, tornato alla luce solo dopo il terremoto del 1916. Gli affreschi rivelano la presenza di almeno tre artisti. A Giovanni da Rimini sono attribuiti quelli della cappella alla base del campanile, che narrano la "Vita della Vergine"; le pitture delle pareti absidali – il Cristo benedicente, la Madonna in trono, il Noli me tangere, le Storie di San Giovanni Evangelista – sono riferite al cosiddetto "Maestro dell'Arengo" e a un terzo artista non meno importante.
Una precisazione utile a chi programma la visita: questi affreschi si trovano ancora in chiesa, nell'abside e nella cappella del campanile, e restano l'unica testimonianza rimasta a Rimini, nel luogo per cui fu concepita, dell'attività della scuola giottesca. Al museo è invece finito il solo Giudizio Universale.
Dov'è oggi il "Giudizio Universale"
Il grande timpano del Giudizio Universale, attribuito a Giovanni da Rimini e databile tra il 1315 e il 1318, era dipinto sull'arco trionfale e riapparve anch'esso dopo il sisma del 1916. Tra il 1916 e il 1926 fu strappato, montato su tela e ricomposto nella Sala dell'Arengo, l'unico ambiente cittadino abbastanza grande da accoglierlo; nel 1991 alcune parti passarono al Museo della Città, mentre dal 2020 l'opera è stata esposta al PART – Palazzi dell'Arte Rimini.
Oggi l'affresco – di proprietà della Diocesi di Rimini – è tornato stabilmente al Museo della Città di via Tonini, cuore del nuovo allestimento del complesso. Dal 18 luglio 2026, con la riapertura di tutte le sale del museo, il Giudizio è stato rimontato a parete nella sua interezza nell'ala medievale malatestiana.
Nel frattempo l'opera è al centro di un progetto di restauro: nel 2025 Comune di Rimini e Diocesi hanno firmato un protocollo d'intesa per la conservazione a lungo termine del timpano, che presenta problemi strutturali legati all'invecchiamento dei supporti e dei sistemi di montaggio realizzati un secolo fa. Il cantiere sarà accompagnato da attività didattiche e divulgative aperte alla città.
I riminesi la chiamano tutti «la chiesa di Santa Rita», ma il suo nome è un altro: Santi Bartolomeo e Marino. Sorge in fondo a via Castelfidardo, a pochi passi dal mercato comunale coperto, e custodisce una storia che lega Rimini alla Repubblica di San Marino.
Semplice e solida, la chiesa si affaccia su un piazzale nato da uno sventramento bellico: lì sorgeva una caserma ottocentesca polverizzata dai bombardamenti del 1943.
Alla base di tutto c'è la leggenda di Marino, lo scalpellino dalmata che secondo la tradizione diede il nome al Monte Titano.
Con l'Arco d'Augusto e il Ponte di Tiberio forma la triade dei monumenti romani di Rimini, ma è quello che ha pagato il prezzo più alto. L'anfiteatro fu eretto nel II secolo d.C. e poteva accogliere fino a dodicimila spettatori: oggi ne resta poco più di un semicerchio, e resta comunque il solo anfiteatro parzialmente superstite in Emilia-Romagna.
L'anfiteatro come doveva apparire in età imperiale: forma ellittica, quattro anelli concentrici e un porticato esterno di sessanta arcate.
Di forma ellittica, misurava all'esterno circa 118 per 88 metri ed era composto di 60 fornici, le costruzioni arcuate a volta che davano accesso alla struttura. L'arena dove si svolgevano i giochi era di 76,40 per 47,40 metri: praticamente le stesse dimensioni di quella del Colosseo, che misura 77 per 46,50.
Il Teatro Amintore Galli di Rimini, affacciato su Piazza Cavour, è uno dei luoghi simbolo della città. Progettato dall'architetto Luigi Poletti e inaugurato nel 1857 con Aroldo di Giuseppe Verdi, fu gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e rimase senza la sua sala teatrale per ben 75 anni. Dopo una lunga e complessa ricostruzione, il sipario è tornato ad alzarsi il 28 ottobre 2018.
Il Teatro Amintore Galli, uno dei principali monumenti culturali del centro storico di Rimini.
Teatro Galli di Rimini: informazioni rapide
Nome: Teatro Amintore Galli
Dove: Piazza Cavour 22, Rimini
Architetto: Luigi Poletti
Inizio dei lavori: 17 marzo 1843
Prima inaugurazione: 16 agosto 1857
Opera inaugurale:Aroldo di Giuseppe Verdi
Primo nome: Teatro Nuovo
Dal 1859: Teatro Vittorio Emanuele II
Dal 1947: Teatro Amintore Galli
Bombardamento: 28 dicembre 1943
Riapertura: 28 ottobre 2018
Posti attuali: circa 826
Il progetto di Luigi Poletti
La storia del nuovo teatro cittadino iniziò ufficialmente il 15 maggio 1841, quando il Comune di Rimini affidò il progetto all'architetto modenese Luigi Poletti, nato nel 1792 e formatosi nell'ambiente della scuola neoclassica romana.
Poletti era anche ingegnere dello Stato Pontificio e aveva già maturato una notevole esperienza nell'architettura monumentale.
Per Rimini immaginò qualcosa di più di una semplice sala per spettacoli: un vero e proprio “tempio della musica”, ispirato alla monumentalità dell'architettura classica greco-romana.
Il teatro avrebbe inoltre completato scenograficamente Piazza della Fontana, l'attuale Piazza Cavour, diventando uno degli edifici più rappresentativi della città ottocentesca.
I disegni originali perduti
Sei tavole originali del progetto, depositate a Rimini il 29 gennaio 1842, andarono purtroppo perdute in seguito ai danni causati dal terremoto del 1916 agli uffici comunali.
Per ricostruire con precisione l'aspetto immaginato da Poletti sono risultate quindi preziose:
sei fotografie realizzate da Luigi Perilli intorno al 1900;
cinque disegni acquerellati del progetto;
documenti d'archivio;
rilievi delle parti originali sopravvissute.
Questa documentazione sarebbe diventata fondamentale più di un secolo dopo, quando Rimini decise di ricostruire integralmente il teatro.
La costruzione del Teatro: dal 1843 al 1857
Il 17 marzo 1843 i lavori furono consegnati all'appaltatore riminese Pietro Bellini.
Il nuovo edificio venne innestato sull'avancorpo dell'antico fabbricato settecentesco dei Forni, già presente sul lato di Piazza Cavour.
Le principali opere murarie furono completate nel 1846 e collaudate nel 1852, ma il cantiere procedette più lentamente del previsto.
I costi erano infatti aumentati notevolmente e il Comune dovette contrarre debiti per completare l'opera. Dopo una fase di rallentamento, i lavori ripresero nella primavera del 1854.
Poletti volle utilizzare maestranze di grande qualità per stucchi e decorazioni.
Al pittore Francesco Coghetti venne inoltre commissionato il grande sipario storico raffigurante Cesare mentre attraversa il Rubicone, soggetto inevitabilmente legato alla storia della città.
Dopo circa quattordici anni di lavori, Rimini aveva finalmente il proprio nuovo grande teatro.
1857: Giuseppe Verdi inaugura il Teatro con Aroldo
La prima inaugurazione avvenne nell'estate del 1857.
Il nuovo edificio si chiamava allora semplicemente Teatro Nuovo.
Per l'occasione arrivò a Rimini un protagonista assoluto della musica europea: Giuseppe Verdi.
Il 16 agosto 1857 debuttò sul palcoscenico riminese Aroldo, opera in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave.
Il legame fra il Galli e Aroldo è particolarmente importante: Verdi rielaborò per l'occasione il precedente Stiffelio, aggiungendo un nuovo atto e spostando l'ambientazione nella Scozia medievale.
L'opera venne preparata espressamente per l'inaugurazione del teatro riminese.
La presenza dello stesso Verdi rese quella stagione uno degli eventi culturali più importanti della Rimini ottocentesca.
Nel 1859, appena due anni più tardi, il teatro fu dedicato a Vittorio Emanuele II.
Un teatro all'italiana diverso dagli altri
Luigi Poletti partì dalla tradizione del teatro all'italiana, basato su platea, palchi sovrapposti e loggione, ma introdusse soluzioni decisamente innovative.
La grande sala comprendeva originariamente:
quattro ordini;
23 palchi per ordine;
oltre mille posti complessivi;
un primo ordine di palchi insolitamente alto;
grandi colonne corinzie;
un ampio loggione;
ampie scale circolari nel foyer.
Una delle caratteristiche più insolite era l'assenza del palco reale, elemento normalmente presente nei grandi teatri ottocenteschi.
Le gigantesche colonne corinzie della sala sostenevano direttamente la balaustra del loggione, conferendo all'interno una monumentalità che ricordava quella di un tempio classico.
Proprio per queste caratteristiche il Teatro di Rimini viene considerato uno dei capolavori di Poletti e uno degli esempi più interessanti dell'architettura teatrale italiana della prima metà dell'Ottocento.
Dal gas all'elettricità
In origine il teatro era illuminato a gas.
L'impianto elettrico arrivò soltanto nel Novecento, in occasione degli importanti lavori effettuati dopo il terremoto del 1916.
Il terremoto del 1916 e la chiusura
Nel 1916 una forte sequenza sismica colpì Rimini e provocò danni anche al teatro.
L'edificio venne chiuso e rimase inutilizzato per diversi anni.
Durante i lavori di consolidamento furono introdotte anche alcune importanti trasformazioni:
installazione dell'impianto elettrico;
sostituzione del lampadario;
realizzazione del golfo mistico per l'orchestra;
riduzione della profondità del palcoscenico.
Il Teatro riaprì nel 1923 con Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai.
Per questa nuova inaugurazione venne realizzato anche un secondo sipario, raffigurante Paolo e Francesca nell'atto di baciarsi.
Tra il 1928 e il 1931 l'architetto Gaspare Rastelli completò inoltre il Ridotto e la galleria al piano superiore utilizzando un linguaggio neoclassico.
28 dicembre 1943: il bombardamento del Teatro Galli
Negli anni Trenta il teatro viveva una stagione lirica particolarmente intensa.
L'ultima opera rappresentata prima della distruzione fu la Madama Butterfly di Giacomo Puccini, nella primavera del 1943.
Pochi mesi più tardi arrivò la guerra.
Il 28 dicembre 1943, durante uno dei bombardamenti alleati che devastarono Rimini, una bomba colpì direttamente il teatro.
Crollò il tetto della sala e l'edificio subì danni gravissimi.
La distruzione non fu però immediatamente totale: alcune parti della sala erano ancora in piedi dopo il bombardamento.
Il resto lo fecero purtroppo gli anni immediatamente successivi.
Saccheggi e demolizioni nel dopoguerra
Nella città devastata, dove migliaia di persone avevano perso la casa, il teatro venne prima occupato dai militari e poi progressivamente spogliato di arredi, mobili, lampadari e materiali.
Elementi dell'edificio furono recuperati e riutilizzati per contribuire alla ricostruzione delle abitazioni distrutte.
La sala e il palcoscenico andarono così quasi completamente perduti, mentre il foyer polettiano rimase la parte meglio conservata.
Perché si chiama Teatro Amintore Galli?
Nel 1947, quando il teatro era ormai semidistrutto, l'edificio venne intitolato al compositore e musicologo Amintore Galli.
Galli era nato nel 1845 e morì nel 1919. Fu compositore, critico musicale e docente e raggiunse grande notorietà anche come autore della musica dell'Inno dei lavoratori, scritto su testo di Filippo Turati.
Da quel momento il vecchio Teatro Vittorio Emanuele II divenne ufficialmente il Teatro Amintore Galli.
Settantacinque anni senza il Teatro Galli
Per generazioni di riminesi il Galli rimase un teatro soltanto nella memoria.
Il foyer sopravvisse, mentre al posto della sala distrutta venne realizzata nel dopoguerra una struttura utilizzata anche come palestra.
L'area della sala del Teatro Galli prima della ricostruzione: per decenni la parte distrutta durante la guerra rimase profondamente trasformata.
Per molto tempo si discusse su cosa fare.
Ricostruire il teatro com'era?
Realizzare un edificio completamente nuovo?
Conservare le rovine?
Il dibattito coinvolse amministrazioni, studiosi, architetti e cittadini e proseguì per decenni.
Tra il 1997 e il 2001 vennero realizzati primi interventi parziali, ma il vero percorso verso la rinascita iniziò nel decennio successivo.
La ricostruzione del Teatro Galli
Dal 2010 prese avvio il grande intervento di restauro, consolidamento e ricostruzione.
Tra il 2010 e il 2015 venne restaurato in particolare il foyer storico, adeguandolo alle normative contemporanee ma salvaguardando le parti polettiane.
Durante questi lavori venne completata anche la Sala Balletto al secondo sottotetto: era già stata prevista da Poletti nell'Ottocento, ma non era mai stata terminata.
Il 28 marzo 2015 il foyer restaurato tornò a disposizione della città.
Nel frattempo procedeva la fase più ambiziosa: ricostruire sala e palcoscenico seguendo il progetto originario di Luigi Poletti.
Una ricostruzione filologica, ma con tecnologia moderna
Per riprodurre il più fedelmente possibile il teatro ottocentesco furono studiati:
disegni e acquerelli di Poletti;
fotografie storiche;
documentazione d'archivio;
parti originali conservate;
materiali e tecniche decorative dell'Ottocento.
Dietro l'aspetto storico si nasconde però una macchina teatrale completamente contemporanea.
Impianti audio e video, illuminazione scenica, climatizzazione, sicurezza e meccanica di scena sono stati progettati per permettere al nuovo Galli di ospitare lirica, musica, prosa e danza secondo gli standard moderni.
La sala ricostruita dispone oggi di circa 826 posti, distribuiti tra platea, ordini di palchi e loggione.
28 ottobre 2018: dopo 75 anni il Teatro Galli riapre
Il momento atteso da Rimini per tre generazioni arrivò finalmente il 28 ottobre 2018.
Erano trascorsi esattamente 75 anni dal bombardamento che aveva interrotto la vita del teatro.
Ad alzare nuovamente il sipario fu una delle grandi interpreti della lirica internazionale: il mezzosoprano Cecilia Bartoli, di origini riminesi.
Bartoli interpretò La Cenerentola di Gioachino Rossini in forma semiscenica, accompagnata dai Musiciens du Prince.
La scelta della fiaba di Cenerentola aveva anche un significato simbolico evidente: dopo decenni di abbandono, distruzione, progetti e polemiche, il vecchio teatro tornava finalmente al centro della vita culturale cittadina.
Poche settimane dopo, il 10 dicembre 2018, tornò al Galli anche la grande opera lirica in forma scenica con il Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Sotto il Teatro Galli ci sono duemila anni di storia
La ricostruzione ha regalato anche una sorpresa che nessuno spettatore ottocentesco avrebbe potuto immaginare.
Gli scavi archeologici effettuati sotto la sala hanno infatti portato alla luce resti e mosaici appartenenti a diverse fasi della storia di Rimini.
La stratificazione documenta l'evoluzione di quest'area urbana dall'antica Ariminum romana fino al Medioevo e all'età moderna.
Per valorizzare i ritrovamenti è stato creato sotto la platea il Galli Multimediale, inaugurato nel dicembre 2018.
Il percorso combina:
resti archeologici;
mosaici;
pannelli e ricostruzioni;
strumenti multimediali;
una narrazione della storia urbana di Rimini;
una sezione dedicata al teatro all'italiana;
approfondimenti su Luigi Poletti e Giuseppe Verdi.
È quindi possibile trovarsi seduti in platea sopra un'area che conserva testimonianze di quasi duemila anni precedenti alla costruzione del teatro.
Come visitare il Teatro Galli
Non è necessario acquistare il biglietto per uno spettacolo per entrare e conoscere il teatro.
I Musei Comunali di Rimini organizzano visite guidate al Teatro Galli secondo un calendario aggiornato periodicamente in funzione degli spettacoli e delle attività della sala.
Il percorso permette normalmente di vedere:
il foyer;
la platea;
il Ridotto;
gli ambienti storici e ricostruiti;
gli elementi architettonici progettati da Poletti.
Visite guidate – informazioni attualmente indicate dal Teatro Galli
Durata: circa 45 minuti
Prezzo: 5 € a persona
Bambini fino a 6 anni: gratis
Gruppi: massimo 20 partecipanti
Prenotazione: richiesta
Il calendario viene aggiornato di mese in mese, quindi è meglio verificare le date disponibili prima di recarsi a Rimini.
Teatro Amintore Galli Piazza Cavour 22 47921 Rimini
La posizione permette facilmente di inserire la visita in una passeggiata nel centro storico, insieme a Piazza Cavour, Castel Sismondo, il Tempio Malatestiano, Piazza Tre Martiri e il Ponte di Tiberio.
Virtual tour
Il Teatro mette inoltre a disposizione un tour virtuale che permette di esplorare foyer, platea, ordini dei palchi, loggione, Sala Ressi, Sala Musica, Sala Balletto e area archeologica.
I lavori iniziarono il 17 marzo 1843 e proseguirono fino al 1857 su progetto dell'architetto Luigi Poletti.
Con quale opera fu inaugurato il Teatro Galli?
Il Teatro Nuovo di Rimini fu inaugurato il 16 agosto 1857 con Aroldo di Giuseppe Verdi, opera preparata appositamente per la nuova sala riminese.
Quando fu distrutto il Teatro Galli?
Il teatro venne gravemente colpito durante il bombardamento aereo del 28 dicembre 1943. Il tetto della sala crollò e nel dopoguerra saccheggi e ulteriori demolizioni provocarono la perdita di gran parte della sala e del palcoscenico.
Quando è stato ricostruito il Teatro Galli?
Dopo vari interventi e una lunga fase progettuale, la ricostruzione filologica della sala e del palcoscenico è stata completata nel 2018, utilizzando la documentazione originale di Luigi Poletti e adeguando la struttura alle moderne esigenze tecniche e di sicurezza.
Quando ha riaperto il Teatro Galli?
Il Teatro Galli ha riaperto il 28 ottobre 2018, esattamente 75 anni dopo la distruzione bellica, con Cecilia Bartoli protagonista della Cenerentola di Rossini.
Perché si chiama Amintore Galli?
Il teatro venne intitolato nel 1947 ad Amintore Galli, compositore, musicologo e critico musicale vissuto tra il 1845 e il 1919.
Quanti posti ha il Teatro Galli?
Il teatro ricostruito dispone oggi di circa 826 posti. La sala ottocentesca originaria poteva accogliere più di mille spettatori.
Si può visitare il Teatro Galli senza vedere uno spettacolo?
Sì. I Musei Comunali di Rimini organizzano visite guidate secondo un calendario aggiornato periodicamente. La visita dura circa 45 minuti e consente normalmente di vedere foyer, platea e Ridotto.
Quanto costa la visita guidata al Teatro Galli?
Il Teatro indica attualmente un costo di 5 euro a persona, con ingresso gratuito per i bambini fino a 6 anni. È consigliabile verificare sempre eventuali variazioni sul sito ufficiale.
Cosa c'è sotto il Teatro Galli?
Sotto la platea si trova un'area archeologica con resti e mosaici emersi durante gli scavi. Il percorso multimediale racconta la storia dell'area dall'antica Rimini romana fino alla costruzione del teatro ottocentesco.